Marcatura delle apparecchiature ATEX

di | 30 Maggio 2019

Quando si parla di distillatori si va sempre a finire sulla questione “ATEX”.
L’acronimo ATEX si riferisce a “ATmospheres EXplosibles”, ovvero atmosfere esplosive.

Noto che solo in pochissimi casi i miei clienti sono a conoscenza dei concetti base per non mettersi nei guai con la normativa ATEX.

Quando si compra un distillatore, o in generale un’attrezzatura da posizionare in ambienti con atmosfera potenzialmente esplosiva, devi conoscere alcuni concetti essenziali per capire cosa stai effettivamente mettendoti in casa.
Se non lo fai preventivamente tu la faranno poi, in caso di problemi, l’Azienda Sanitaria Locale attraverso gli S.P.E.SA.L. (Servizio di Prevenzione e Sicurezza per gli Ambienti di Lavoro), vigili del fuoco, …

So che, da una parte per risparmiare nell’acquisto e dall’altra per vendere, si tende a far apparire le cose “più semplici” di quel che effettivamente sono, con la mentalità tutta italiana che “finché nessuno controlla tutto va bene”.
Ti voglio però fornire alcune informazioni che ti permettono di valutare la classe di sicurezza del distillatore prima di comprarlo.

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Distillatori di solvente con scambiatore di vapore

di | 22 Marzo 2019

Perché non sfruttare le risorse energetiche già presenti in azienda derivanti da alcuni processi produttivi?

Per un importante gruppo industriale, stiamo sviluppando un progetto per utilizzare il vapore per la distillazione del solvente attraverso l’uso di uno scambiatore esterno “vapore/olio diatermico”.
La combinazione delle due tecnologie, vapore e olio, permette di mantenere il distillatore nella sua versione base, con le resistenze, mentre lo scambiatore consente di sfruttare il vapore derivante da altri processi produttivi e quindi di avere un considerevole risparmio energetico.
Anche in caso di manutenzione o di fermo degli impianti il distillatore potrebbe comunque lavorare con le proprie resistenze.

La valvola di regolazione vapore modula l’ingresso del vapore per mantenere la temperatura impostata in uscita e pre-riscaldare l’olio.

Il ritorno dell’investimento, pur inserendo lo scambiatore, resta comunque veloce.
Con questo sistema stimiamo che il distillatore consumerà il 10% dell’energia elettrica che normalmente necessita con il riscaldamento mediante le sole resistenze elettriche.

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Inchiostri da stampa a base di nitrato di cellulosa. Conosci i potenziali rischi?

di | 4 Dicembre 2018

inchiostroGli inchiostri da stampa a base di nitrocellulosa (nitrato di cellulosa) rappresentano un tipo di inchiostro a solvente molto comune e versatile per la stampa rotocalco e flessografica degli imballaggi.

La nitrocellulosa, come polimero legante di base, è una delle sostanze fondamentali nella formulazione degli inchiostri per una serie di proprietà come la bagnatura del pigmento, la resistenza alla termosaldatura, il rilascio di solventi, ecc.

Esistono alcuni potenziali rischi associati alla gestione degli inchiostri contenenti nitrocellulosa; in particolare per quanto riguarda lo stoccaggio dell’inchiostro e la raccolta e la distillazione del solvente utilizzato per il lavaggio degli impianti.

 

Quali sono i rischi associati all’uso di inchiostri contenenti Nitrocellulosa?

Pur trattandosi di nitrocellulosa, c’è da precisare che negli inchiostri il rischio è contenuto in quanto il nitrato di cellulosa:

  • normalmente rappresenta meno del 20% del prodotto;
  • rimane bagnato/umido in condizioni di stoccaggio e utilizzo normali;
  • è combinato con altri leganti e/o additivi che fungono da agenti desensibilizzanti.

Tuttavia occorre tenere presenti alcune precauzioni in quanto la nitrocellulosa può generare:

  • Una reazione esotermica (generazione di calore e fumi) e/o autoaccensione in particolare in presenza di altri componenti in grado di provocare la decomposizione catalitica del nitrato di cellulosa (alluminio, rame o ottone, acidi o resine acide, ammine/amminoalcoli o ammino-resine, agenti ossidanti, ecc.).
  • Infiammabilità o autoaccensione in caso di nitrocellulosa concentrata e/o secca.
  • Autoaccensione a temperatura superiore ai 120 °C.

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La trasmissione del calore nel processo di distillazione

di | 18 Ottobre 2018

Il riscaldamento indiretto negli impianti di distillazione per solventi è un elemento chiave dell’intero processo.

Il sistema deve garantire:

  • Una regolazione ottimale delle temperature di lavoro;
  • Il corretto trattamento e la lavorazione delle materie prime;
  • Elevati standard in termini di rendimento e di sicurezza operativa;
  • Facilità di utilizzo;
  • Libertà da vincoli normativi.

L’IMPORTANZA DELLA SUPERFICIE DI SCAMBIO

Esistono due modalità per controllare l’olio diatermico nei distillatori per solvente:

          1. gestione statica dell’olio: si sfrutta l’ampia superficie di scambio delle pareti laterali e del fondo.

 

 

 

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Manutenzione periodica del distillatore

di | 18 Luglio 2018

A volte mi capita di sentire qualcuno lamentarsi di distillatori che impiegano troppo tempo per fare un ciclo di distillazione; poi scopro che negli anni non hanno mai fatto un cambio d’olio.

Useresti la tua automobile senza mai cambiare l’olio e senza fare i tagliandi previsti? Credo proprio di no.
La stessa cosa vale per i distillatori. L’assenza di manutenzione danneggia la macchina compromettendo le performance e la sicurezza.

Il distillatore non necessita di particolari manutenzioni. Tuttavia è giusto ricordare che, oltre ai normali controlli visivi è necessario, come per qualsiasi macchina, eseguire di tanto in tanto una manutenzione ordinaria programmata.

L’utilizzatore può fare gli interventi di manutenzione in due modi: Continua a leggere

Distillazione e AZEOTROPIA

di | 2 Luglio 2018

Anche se raramente mi è capitato a volte di parlare con alcuni clienti di azeotropia. Per capire di cosa si tratta bisogna aver ben chiaro il concetto di distillazione.

La distillazione è una tecnica utilizzata per separare due o più sostanze presenti in una miscela (es. solvente e impurità come l’inchiostro, vernici, olio, ecc), che sfrutta la differenza dei punti di ebollizione delle diverse componenti.
La distillazione è usata sia per separare miscele complesse (ottenendo miscele semplici, ciascuna avente una diversa composizione) sia per purificare singole sostanze (ottenendo la sostanza desiderata pura e lo scarto costituito dalle impurità).

Ci sono dei casi in cui la semplice distillazione non permette però di separare queste sostanze. Si parla in questi casi di AZEOTROPIA.

Il termine azeotropo Continua a leggere

I generatori di vuoto

di | 5 Giugno 2018

Perché dovresti usare il generatore di vuoto abbinato al tuo distillatore?

Con il generatore di vuoto la temperatura di ebollizione del solvente può essere drasticamente ridotta. Puoi quindi distillare solventi con un punto di ebollizione superiore ai 170 °C o, in caso di necessità, processare a temperature ridotte sostanze che sono particolarmente sensibili al calore (per esempio solventi/inchiostri che contengono nitrocellulosa), componenti termolabili (soggetti a decomposizione se distillati a temperature elevate) e in presenza di contaminanti che reagiscono a determinate temperature (per esempio vernici poliuretaniche).

La distillazione sottovuoto ti permette di ridurre il punto d’ebollizione originale del solvente da recuperare. Tale riduzione è proporzionata alla percentuale di vuoto applicata durante il ciclo di distillazione: più alto è il grado di vuoto raggiunto, maggiore è la riduzione di temperatura che ottieni.

 

 

Il generatore di vuoto applicato al distillatore crea il vuoto nel circuito di distillazione del solvente. Durante il ciclo la pressione presente all’interno del serbatoio viene ridotta rispetto alla pressione atmosferica.

Se per esempio rigeneri a 660mmHg di depressione (corrispondente a circa 85% di vuoto assoluto) potrai ridurre la temperatura di lavoro del depuratore di circa il 50% (secondo lo specifico tipo di solvente e di inquinante). Oppure, a parità di temperatura potrai ridurre la durata del ciclo di distillazione. Continua a leggere

Riscaldamento con olio termico VS riscaldamento con vapore

di | 8 Maggio 2018

Nei distillatori per solvente si riscalda un fluido termovettore contenuto in una intercapedine del serbatoio per trasmettere il calore e portare a evaporazione il solvente da distillare. Nella maggior parte dei casi si usa olio diatermico ma qualche costruttore utilizza anche sistemi a vapore.

 

Spaccato distillatore con olio diatermico

Ci sono diversi vantaggi derivanti dall’uso dell’olio diatermico rispetto ai sistemi a vapore nei distillatori per solventi.

Questo fluido termovettore ha caratteristiche tali da garantire:

• bassissima tensione di vapore;
• resistenza all’ossidazione;
• basso punto di congelamento;
• buona stabilità termica;
• resistenza al craking;
• buon potere lubrificante;
• azione non corrosiva.

Ne deriva pertanto il vantaggio di poter essere usato su impianti estremamente semplici, funzionanti a pressione atmosferica e anche all’aperto in zone con temperature molto rigide. Continua a leggere

Multiset-Point

di | 19 Aprile 2018

Perché usare il MULTISET-POINT in distillazione?

Multiset point

 

Quando devi distillare delle particolari miscele di solventi con diversi punti di ebollizione, puoi usare la funzione di ciclo Multiset-Point. In questo caso il ciclo può essere azionato con diverse regolazioni di riscaldamento.
Nei distillatori di taglia piccola questa funzione è generalmente un optional mentre in quelli più grandi è già inserita di serie nel programma del PLC con 9 diverse regolazioni di riscaldamento.

Questo programma ti permette di rigenerare solventi miscelati con punti di ebollizione molto differenti tra loro, in un unico ciclo di depurazione.
Il PLC passa automaticamente dalla prima alla seconda temperatura (più alta) e così via, ogni volta che il passaggio precedente è completato controllando le temperature e gli intervalli di tempo. 

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Direttiva ATEX 2014 34 UE

di | 10 Aprile 2018

Certificazione di prodotti destinati ad essere utilizzati in atmosfere potenzialmente esplosive

Con la Direttiva ATEX 2014/34/EU, l’Unione Europea ha stabilito i requisiti cogenti per tutte le apparecchiature, componenti e sistemi di protezione destinati ad essere utilizzati in atmosfera potenzialmente esplosiva. La certificazione di questi prodotti, secondo quanto previsto dalla Direttiva ATEX, permette la libera circolazione dei beni tra i paesi dell’Unione e tutela le imprese e gli utilizzatori in materia di sicurezza.

Dal 20 Aprile 2016 tutte le apparecchiature e gli insiemi installati in atmosfera potenzialmente esplosiva devono riportare la Marcatura CE in conformità ai requisiti della Direttiva ATEX 2014/34/EU che ha abrogato la precedente Direttiva 94/9/CE.

La Direttiva ATEX 2014/34/EU pone l’attenzione sulla responsabilità del Fabbricante. Questo, infatti, è pienamente responsabile della progettazione, costruzione e modifica sostanziale dei prodotti immessi nella UE in conformità ai Requisiti Essenziali di Sicurezza e Salute.

Campo di applicazione

La Direttiva ATEX 2014/34/EU si applica ai prodotti elettrici e non elettrici destinati ad essere utilizzati in atmosfera potenzialmente esplosiva.
Nel nostro caso specifico rientrano pienamente i DISTILLATORI per SOLVENTE utilizzati nei vari settori produttivi per recuperare il solvente esausto.

A questo punto mi chiedo:

  • “Perché in Italia è ancora molto diffusa l’auto-certificazione da parte dei produttori di distillatori?”
  • “Chi è responsabile se succede un incidente con un distillatore auto-certificato o privo della certificazione di Esame UE del tipo per zona 1?”
  • “Perché l’acquirente è più preoccupato a chiedere uno sconto piuttosto che un certificato di conformità alla Direttiva ATEX che lo tuteli in caso di incidente?”
  • “I costruttori sono assicurati per coprire i danni causati dalla loro macchina?

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